" Il bello di essere brutti "
IL BELLO DI ESSERE BRUTTI
Serie C – Il percorso dell’Alfa Omega
Essere belli è facile.
Essere perfetti è comodo.
Essere vincenti quando tutto gira lo sanno fare tutti.
Ma il bello di essere brutti — nel senso sportivo, ruvido, autentico — è un’altra storia.
È continuare a combattere quando il vento ti spinge indietro, quando ogni errore pesa il doppio, quando sembra che la partita scappi di mano da un momento all’altro.
È restare in piedi, comunque.
E l’Alfa Omega, in queste settimane, è stata esattamente questo:
una squadra imperfetta, disordinata, piena di difetti… ma viva.
San Cesareo: l’inizio della salita
La prima spallata arriva contro San Cesareo.
Una partita dai due volti: brillante nei primi venti minuti, confusa e frenetica nella seconda metà.
Un passo falso che non fa male solo per il risultato, ma per le sensazioni lasciate in campo.
Era il segnale che qualcosa si era incrinato, che l’equilibrio andava ritrovato.
Borgo Don Bosco: la strada diventa ancora più ripida
Quando sembra che il momento sia già complicato, spesso arriva un test ancora più duro.
A Borgo Don Bosco l'Alfa Omega parte molle, senza energia, dopo sette minuti il tabellone dice già 17–4.
Una partenza che racconta da sola la fatica del periodo.
I padroni di casa impongono ritmo e fisicità, trovando subito fiducia.
L’Alfa rincorre, soffre, sbatte contro scelte affrettate e mancanza di continuità.
Il secondo quarto è difficile, quasi in salita costante.
Poi, però, arriva una fiammata: nel terzo periodo i gialloblù ritrovano difese dure, qualche recupero, qualche tripla pesante.
Si torna fino al –7, si riapre per un attimo la partita, si intravede qualcosa di buono.
Il problema è che non basta.
Il Borgo Don Bosco rimette ordine, rialza il livello fisico, e chiude una gara sempre tenuta saldamente in mano.
Una sconfitta netta, che conferma quanto il momento fosse delicato.
Petriana: la risposta che serviva
E nelle settimane in cui tutto pesa, la vera differenza la fa il modo in cui reagisci.
Contro Petriana l’Alfa Omega sceglie di non affondare, ma di ripartire.
Il primo quarto è solido, l’intervallo dice 37–36: equilibrio, presenza mentale, finalmente un segnale.
E nel terzo quarto arriva ciò che mancava da troppo tempo: fiducia.
La squadra ritrova ritmo offensivo, percentuali, intensità.
Le triple iniziano a cadere, la palla si muove meglio, l’energia corre da un giocatore all’altro.
Il PalaAlfa torna a respirare.
Da quel momento l’Alfa non si scompone e gestisce il vantaggio con maturità, chiudendo una partita importante non solo per il risultato, ma per ciò che rappresenta:
un primo passo. Una ripartenza vera.
Il bello di essere brutti
Essere brutti significa avere margini enormi.
Significa sapere che tutto quello che manca si può costruire.
Significa non sentirsi mai arrivati, non dare nulla per scontato, lottare per ogni centimetro.
Essere brutti significa dover crescere.
E proprio per questo, quando arrivi a essere bello — anche solo per un quarto, anche solo per una partita — è perché te lo sei guadagnato.
L’Alfa Omega, in questo periodo, non ha mai smesso di combattere, nemmeno quando ha smesso di vincere.
E non smetterà ora che ha ricominciato a farlo.
Perché il bello di essere brutti è semplice:
ti obbliga a diventare forte.
E questa squadra, ora, è tornata sulla strada giusta.
Una strada che è ancora lunga, ancora ruvida, ancora piena di prove.
Ma finalmente è una strada che guarda avanti.
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